Una questione irrisolta
Così l’assassinio di Trayvon ha tirato fuori i tic razziali dell’America
Ci sono voluti quarantasei giorni per formalizzare le accuse a George Zimmerman, il volontario delle ronde di quartiere che ha ucciso a colpi di pistola il diciassettenne Trayvon Martin, un ragazzo di colore che si aggirava disarmato e con un cappuccio sulla testa fuori da un drugstore di Sanford, in Florida. Mercoledì pomeriggio il procuratore speciale nominato ad hoc, Angela Corey, ha annunciato che Zimmerman è accusato di omicidio di secondo grado.
11 AGO 20

New York. Ci sono voluti quarantasei giorni per formalizzare le accuse a George Zimmerman, il volontario delle ronde di quartiere che ha ucciso a colpi di pistola il diciassettenne Trayvon Martin, un ragazzo di colore che si aggirava disarmato e con un cappuccio sulla testa fuori da un drugstore di Sanford, in Florida. Mercoledì pomeriggio il procuratore speciale nominato ad hoc, Angela Corey, ha annunciato che Zimmerman è accusato di omicidio di secondo grado (ovvero intenzionale ma non premeditato) e l'altro ieri, durante la prima udienza, l’imputato non ha rilasciato dichiarazioni. I suoi legali dicono che alla prossima udienza, il 29 maggio, potrebbe dichiararsi innocente. Se i giudici emetteranno un verdetto di colpevolezza, Zimmerman potrebbe passare il resto della sua vita in prigione.
L’uccisione di Trayvon Martin si è trasformata in uno psicodramma americano a sfondo razziale. Nell’ultimo mese ci sono state centinaia di manifestazioni per l’arresto di Zimmerman, inizialmente protetto dalla legittima difesa, Barack Obama ha parlato del caso, alcuni membri del Congresso si sono uniti alla protesta popolare, e tutta la faccenda si riduce alla questione razziale. L’accusa è che Zimmerman si sia insospettito dopo un “racial profiling” del ragazzo, lo abbia seguito soltanto motivato dal colore della sua pelle – e non perché nella zona c’erano state diverse rapine – abbia avvertito la polizia in nome di un giudizio razziale e per la stessa considerazione gli abbia sparato all’addome. La dinamica non è così pacifica, perché la versione dell’assassino parla di una violenta e ingiustificata aggressione da parte del ragazzo, che gli avrebbe sbattuto ripetutamente la testa contro l’asfalto e gli avrebbe rotto il naso a pugni. Circostanza che potrebbe introdurre l’elemento della legittima difesa, lo stesso in base al quale Zimmerman non è stato arrestato per quarantasei giorni. L’audio delle telefonate con la polizia, le immagini del circuito interno della caserma dove Zimmerman è stato portato dopo aver ucciso Martin e le contraddittorie testimonianze trapelate sembrano ora avallare ora smentire la versione della legittima difesa; il 28enne di origini bianche e ispaniche aveva segnalato la presenza di un ragazzo “sospetto” alla polizia, una prassi per chi presta servizio volontario nelle ronde. Dalla centrale avevano detto che non c’era bisogno che continuasse a seguirlo, ci avrebbero pensato loro a dare un’occhiata. Quando la volante è arrivata Martin era già morto. Zimmerman dice che quando aveva già smesso di seguirlo, il ragazzo lo ha aggredito. Parla di una ferita alla nuca, a riprova della collutazione, ma le poche immagini dell’assassino dopo il fatto non chiariscono la gravità del danno.
Il simbolo di una nuova segregazione
I genitori di Trayvon sono convinti della pista razziale e hanno fatto sentire la loro voce a tal punto che nella narrativa sociale e politica americana il giovane Martin è diventato il simbolo di una nuova segregazione. Il padre della vittima, Tracy, ha detto che c’è ancora “molta strada da fare, e continueremo a tenerci per mano in questo viaggio, bianchi neri e ispanici”. In questa rappresentazione a sfondo razziale Zimmerman recita la parte del suprematista bianco che di fronte a un ragazzo di colore con il cappuccio ha una reazione pavloviana di sospetto e odio. Per il Guardian il caso di Martin divide e dividerà l’America quanto quello di O. J. Simpson.
Il simbolo di una nuova segregazione
I genitori di Trayvon sono convinti della pista razziale e hanno fatto sentire la loro voce a tal punto che nella narrativa sociale e politica americana il giovane Martin è diventato il simbolo di una nuova segregazione. Il padre della vittima, Tracy, ha detto che c’è ancora “molta strada da fare, e continueremo a tenerci per mano in questo viaggio, bianchi neri e ispanici”. In questa rappresentazione a sfondo razziale Zimmerman recita la parte del suprematista bianco che di fronte a un ragazzo di colore con il cappuccio ha una reazione pavloviana di sospetto e odio. Per il Guardian il caso di Martin divide e dividerà l’America quanto quello di O. J. Simpson.